mercoledì, 20 agosto 2008
Ci son parole che rifiuto, come abiti che non mi stanno (molto) bene addosso. Parole che (in bocca ad altri) posson sembrare belle, affascinanti. Che (addirittura) riescono a far sembrare belli e affascinanti coloro che le dicono o scrivono. Così provo a dirle o a scriverle anch'io. Solo che non mi piacciono neanche un po'. E io nemmeno mi piaccio. E se non ti piaci tu, franca-mente, cosa vuoi che conti quel che pensano gli altri di te? Niente, direi. Un niente che non è né bello, né brutto. E' niente e basta. Ci son parole che butto via (subito) dopo averle pensate. Come zavorra che potrebbe (solo) rallentare il mio volo. Cose di cui si può, tranquilla-mente, fare a meno. Cose che ci si nega, si potrebbe sostenere; ma senza alcun rimpianto, dico io. Nel mentre il tempo se ne va per la sua strada. Chi c'è, c'è. Nessuna fermata intermedia..
sabato, 16 agosto 2008
Ogni tanto.. sempre no, che poi ci si può anche stufare (giustamente), ma ogni tanto bisognerebbe arrivare ultimi. Non tra gli ultimi, proprio ultimi; del tipo che quando ti giri a guardare indietro non vedi nessuno. E poi (magari) arrivare al traguardo con calma, camminando. Che tanto mica c'è pericolo di venir superati. Perchè c'è tutta questa frenesia, quest'ansia di primeggiare; si gioca per vincere, e via così.. No, ogni tanto, bisognerebbe (proprio) arrivare in fondo al gruppo. Un po' come quando si cade la prima volta. E' qualcosa di innato: finchè non cadi non sai se sei in grado di rialzarti ma una volta che si è finiti a terra, rialzarsi è istintivo (beh, alcuni sostano un po' in terra, per riflettere sull'accaduto, forse..). Così, ogni tanto, bisognerebbe arrivare ultimi. Per capire che la dignità, come individuo, non te la dà un risultato. Non c'è nulla di male, ovviamente, nel prefiggersi un risultato, nel perseguire un obiettivo. Ma, ogni tanto, bisognerebbe arrivare ultimi. Perchè ciò che si vale (davvero) non ha nulla a che fare con i risultati ottenuti o l'opinione che negli altri questi possono generare (in positivo o in negativo). Perchè non dovete farvelo dire solo da chi vorrebbe vendervi lo shampoo che voi valete..
sabato, 16 agosto 2008
(Abitudini)
Un omaggio al buon Giuliano Palma. Questo brano l'ho ascoltato svariate volte in un player a disposizione dei clienti, qualche anno fa, in un megastore. Era diventato un passaggio obbligato: quando andavo in quel megastore facevo il mio giro tra cd e videocassette e poi, prima di andar via, mi posizionavo al multiplayer dove c'era il cd di Palma e ascoltavo la canzone. Non ho mai comprato il cd. Ci son cose che non facciamo e non sapremmo spiegare perchè non le facciamo. Non le facciamo e basta. Oggi Musica Di Musica fa parte di una delle mie playlist più ascoltate e penso che avrei dovuto comprarlo il cd. Anche solo per questa canzone. E buon ascolto.
venerdì, 15 agosto 2008
(Il bisogno dell'abbandono)
Incrociare certe esistenze è un po' come arrivare quando è già iniziata la canzone, o il film, o aprire un libro a metà per vedere cos'ha da offrire (e rimanere incollati -parola dopo parola- allo svolgimento della storia, senza riuscire a smettere di leggere). Quel che non si sa è come sarà (come sarebbe stato) esserci fin dall'inizio. A complicare il tutto c'è il fatto che per ciascuna delle cose elencate si può recuperare il tempo perduto. Si può trovare (a volte a fatica) la canzone o il film, si può prendere il libro e dedicargli il tempo che occorre. Certo, l'esito non è sempre lo stesso (come succede un po' per tutto): a volte si ottiene (proprio) ciò che si cercava-sperava di ottenere, altre volte si rimane un po' delusi. Con ogni grado di variazione che conduce agli estremi, in uno o nell'altro senso. Per quanto riguarda le esistenze, invece, non c'è un modo per riportarsi in pari. Si può cercare di capirci qualcosa di più, colmare (come meglio si riesce) le lacune; ma l'inizio va creato e rinnovato ad ogni istante successivo..
giovedì, 14 agosto 2008
... L'universo dei bloggers era, ad ogni modo, piuttosto variegato; si narra, ad esempio, di un blogger atipico; una sorta di sperimentatore, uno (continua-mente) alla ricerca di una parola che, da sola, possa divenir quadro, e realizzare così il post dipinto. La cosa difficile, qui, è individuare il soggetto; immaginare quale potrebbe esser questa parola. E non è semplice trovare una risposta quando, in realtà, non si ha ben chiara la domanda.. Quale parola? Una sola e soltanto quella? (Quella?) Se fosse così sarebbe come dire che ne esiste una sola e che non potrebbe (mai) essere un'altra. Ma forse non è così. Forse è (più) giusto che la parola rimanga indeterminata.. In questo modo sarebbe il lettore, come davanti a uno specchio, a ritrovare un'immagine (la propria, forse) e, quindi, a trovare una (propria) parola da osservare.. (La parola che squadri l'animo nostro informe..?)